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COME ELIMINARE LA POLVERE E ALTRI BRUTTI PENSIERI

PREFAZIONE – Verso il buio
Dal parco arriva un buon profumo, è l’odore di gelsomino che, prepotente, giunge fino a lui.
Il profumo sembra occupare spazio e, quasi come fumo denso, invade aria e narici, penetra nei pensieri, li addolcisce, rendendo tutto più morbido, rilassante.

Il gelsomino è una delle poche piante che resistono al freddo e che per tutto l’anno sprigionano quell’essenza così definita da sembrare quasi irreale per un gelido pomeriggio invernale.
Guarda fuori dalla finestra e si lascia andare a un sospiro. Inspira profondamente. Sospira e poi inspira ancora e allora si calma un po’.
Continua a guardare fuori. C’è qualcosa che cattura la sua attenzione. Un passero vola via da un ramo a un altro. Non si intende di uccelli o di animali in generale, lui si intende di uomini, delle loro teste, di quello che c’è dentro e di quello che pensano.
Per un momento uomo e uccello sembrano incontrarsi con lo sguardo. Poi il passero batte le ali e cambia albero, cambia prospettiva, va a intrecciare il suo breve futuro con qualche altra corrente d’aria e magari a riprodursi, perché quello è il suo istinto.

L’uomo invece lo cerca ancora, ma è troppo tardi, forse l’occhio sarà più veloce del suo volo, ma mai potrà essere più libero, complesso e perfetto. E quindi fugge via dalle sue convinzioni schiave della legge di gravità.
Si sfila gli occhiali e si strofina gli occhi. Lì fuori è quasi il crepuscolo, il cielo inizia a colorarsi di piombo, le nuvole basse a sembrare più pesanti, come le persone, perché la notte questo effetto lo fa. Le persone, poi, hanno un’anima, il che rende tutto più complicato. O forse non ce l’hanno. Certo hanno dei pensieri.

Questa sera i suoi pensieri sono umidi; ancora non ha scritto nulla. Ha letto tanto e dovrebbe fare un riassunto per la prima bozza, ma come scrivere questa bozza proprio non lo sa. Che poi non c’era un granché da leggere. Solo carte falsate dal passato e dagli eventi.
Allora si risiede e le sfoglia, ancora una volta, come se improvvisamente qualcosa potesse illuminarlo e aiutarlo. Ha una scadenza precisa e già sa che non la rispetterà. Quello di scrivere non è il suo lavoro, ma i soldi che ha preso alla firma del contratto gli hanno dato un po’ di respiro. I creditori torneranno presto a bussare al suo portafoglio e quell’anticipo pattuito con l’editore gli serve tutto: ha anche bisogno che gli liquidi il saldo, ma deve consegnare il testo nei tempi e, soprattutto, deve fare in modo che gli piaccia.

Apre le cartelle e i referti. Ci sono lastre di dita rotte, di anche e femori fratturati, di crani lesionati, decine e decine e ancora decine di referti di poco conto, che vanno da un grave caso di amputazione di una gamba per una cancrena con successiva infezione e decesso del paziente sino a banali raffreddori e qualche scarica di diarrea scambiata invece per dissenteria.
In quelle carte non c’è nulla che possa servirgli. Ci sono vent’anni di nulla, di referti poco attendibili, di dottori compiacenti e sfaticati che non avevano la minima voglia di guarire quei reietti della società, quegli ergastolani Senza colpe che, dentro un sistema che di carcerario aveva tutto e nulla allo stesso tempo, scontavano una condanna a vita senza nessun secondo o terzo grado di giudizio ai quali potersi appellare.

Si alza. Si chiede chi gliel’ha fatto fare a mettersi in quell’affare. Avrebbe dovuto dire di no all’anticipo. Non avrebbe dovuto prendere quei quattro soldi, che ha già speso per certi strani vizi che costano. Gli piace il gioco, soprattutto il poker; gli piacciono le notti fumose, il rumore delle fiches e il fruscio delle carte anche quando quelle quattro donne, che non lo seguono quasi mai sulle sue incompiute scale a incastro, gli rovinano la vita una mano alla volta.
Potrebbe chiedere un prestito a suo cognato. Ma sarebbe l’ennesimo, e non vuole complicare una situazione familiare già difficile. No. Si accomoda alla scrivania. Deve mettersi giù a scrivere e presentare qualcosa di buono all’editore. Ma cosa? Non c’è nulla da poter raccontare, in tutto quel materiale non c’è un filo logico.
Dovrà fare chiarezza e al più presto, è una questione complessa che andrà oltre ogni sua immaginazione e non tarderà a scoprirlo, perché questa storia inizia così.

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