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Una recensione che va oltre il semplice racconto di un libro letto e che scaturisce da un incontro collettivo del gruppo di lettura di Prospero – Enoteca letteraria.

Ringrazio Azzurra per le bellissime parole spese per il mio romanzo.

QUI LA RECENSIONE ORIGINALE

“Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” di Daniele Germani: che trama…

Per la prima volta, da quando ho iniziato a postare recensioni sul mio blog, mi trovo in difficoltà. Quando ho finito di leggere “Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” di Daniele Germani (Edizioni Spartaco) mi sono chiesta: “E ora, come ne parlo? Di che cosa posso scrivere?”. Non lo so. Farò un tentativo, dopo la trama.

TRAMA – Una donna, un uomo, un pazzo. Lei ha un rimpianto, aver lasciato il pianoforte e la musica per dedicarsi al marito e ai figli. Lui è ossessionato da una nota stonata, che gli risuona nella testa e non gli dà pace. Il folle sta preparando una bomba, per annientare il padre che non l’ha mai accettato. Siamo all’inizio degli anni Ottanta, la chiusura dei manicomi imposta dalla legge Basaglia del 1978 è l’occasione per esplorare il territorio complesso e accidentato del senno umano. In un romanzo ardito nella struttura, i riflettori sono puntati sulla parola «guarigione», che implica il sacrificio di mondi immaginari costruiti come antidoto all’isolamento, all’emarginazione. L’impossibilità di un legame autentico con gli altri lacera i personaggi della storia. E così la vicenda letteraria di una malattia «mentale» esplode nel racconto intimo della malattia «relazionale». Perché a volte i muri più difficili da penetrare, i più alti e i più spessi, sono quelli eretti da chi ci sta intorno. Ma i veri pazzi chi sono?

Concentriamoci su un passaggio della trama fornita dalla casa editrice: “Un romanzo ardito nella struttura”. In poche parole, dalla Spartaco hanno provato ad avvisarci, forse per poi poterci dire, un giorno: “Ve lo avevamo detto”.

Ardito è un gran bell’aggettivo. La Treccani recita: “Che presenta rischi, o che è fatto, intrapreso con coraggio; che esce dall’ordinario, quindi nuovo, originale o arrischiato”.

Non potrei essere più d’accordo: “Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” è senza dubbio un romanzo dalla struttura originale e fuori dall’ordinario, e il coraggio è sia di chi l’ha scritto che di chi lo ha scelto per pubblicarlo. Il rischio però adesso è tutto mio, che devo provare a raccontarvelo.

Per fortuna, “Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” è stato il libro del mese al Prospero dei Lettori che si è concluso con una bellissima discussione virtuale in compagnia dell’autore, il quale si è dimostrato più che disponibile nel rispondere alle nostre (tante) domande, ma anche a lasciarci con (parecchi) dubbi.

Daniele Germani ci ha svelato che per prima cosa è nato il titolo e che un mese e mezzo dopo aveva terminato di scrivere l’intero romanzo. A quel punto capisci che “ardito” è solo la punta dell’iceberg e che sotto c’è per forza qualcosa di più.

E così abbiamo iniziato a parlare della trama – di cui non posso dirvi nulla -, dei personaggi – ancora meno -, scoprendo che Daniele Germani, in fondo, ci ha consegnato qualcosa come tre romanzi in uno.

Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” sorprende a metà, e poi di nuovo alla fine. Che in realtà è un nuovo inizio. Tutto chiaro, no?

Io ho, e lo stesso hanno fatto le altre persone che hanno letto il romanzo per il gruppo di lettura, sottolineato moltissimi passaggi. Daniele Germani ha pensato una trama elaborata e strutturalmente complessa, ma ha anche consegnato più di un testimone al lettore.

Tra i temi affrontati c’è il riscatto, i sogni infranti, la necessità di porsi le domande giuste, e ancora il confronto con la realtà, l’apertura nei confronti degli altri, pregiudizi che hanno radici profonde, tutto raccontato con uno stile delicato e a tratti poetico, con la voglia di affascinare e di avvolgere il lettore in una maglia dalla quale è difficili districarsi.

Alcuni passaggi sono molti intensi anche quando descrivono azioni semplici. Dietro c’è sempre qualcos’altro, tra le righe ci sono parole nascoste, e in sottofondo una nota che probabilmente a qualcuno sembrerà stonata. Domande che ne celano altre. Storie che non finiscono, che cambiano, che avrebbero potuto essere, che forse saranno.

Emozioni forti si rincorrono tra le pagine – per lo più nostalgia, rabbia, delusione, amarezza – e sono descritte in modo lucido e appassionato. Non sarà difficile sentirle addosso, più complicato togliersele dalla pelle.

So di non aver detto praticamente nulla di “Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” ma se avrete voglia di leggere il libro capirete perché ho dovuto farlo. Quello che posso dirvi, è che si tratta di un viaggio che vale la pena affrontare. Poi, magari, ne parleremo insieme quando lo avrete terminato.

In conclusione, la scorsa notte ho provato a pensare come descrivervi la sensazione che ho provato leggendolo e mi è venuta in mente questa scena.

Immaginate di trovarvi in una stanza piena di luce con un po’ di tempo da dedicare alla lettura. Che meraviglia, vero? All’inizio tutto va bene, vi sentite in pace con il mondo.

A un certo punto, però, il cielo si addensa di nuvole: la luce sfuma e dovete accendere la lampada accanto al divano. Apparentemente non è cambiato nulla, state ancora sul divano a leggere, ma le parole arrivano riflesse in un altro modo. Non solo, è come se tutta l’atmosfera fosse diversa. Come se annusaste nell’aria che sta per succedere qualcosa.

E in effetti, poco dopo, inizia un violento temporale e va via la luce: se volete continuare a leggere dovete accendere una candela e forse spostarvi sulla scrivania. Vi sentite strani, spaesati, non sapete bene come muovervi in mezzo a quella oscurità. Ma volete conoscere, volete leggere, anche se siete confusi.

E poi, come per magia, torna di nuovo la luce. Tutto diventa più chiaro, per un attimo vi guardate intorno come per riprendere confidenza con i contorni, e scoprite di aver finito il libro.

Ho avuto tre momenti molto forti leggendo “Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri” che hanno scandito il ritmo della narrazione e mi hanno fatto aggrappare alle pagine.

Ardito, non c’è ombra di dubbio.

Ma non solo.

 

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