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Grazie a A TuttoVolume – Libri con Gabrio per avermi proposto molte domande intelligenti alle quali ho tentato di rispondere in maniera altrettanto intelligente. Spero di esserci andato almeno vicino.
Daniele
 
 

Intervista

1 – Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri”

Polvere, come lo chiamo per comodità, nasce al contrario di quello che uno si aspetterebbe nella lavorazione di un romanzo, ovvero dal titolo.

È una situazione che si era già presentata dal mio primo romanzo, il “Manuale di fisica e buone maniere”.

Ho costruito la trama partendo quindi dal titolo. L’idea di scrivere di emarginati, di persone che vivono ai limiti della società, a volte oltre questi limiti, l’ho sempre avuta. Volevo raccontare di come il potere costituito tenda ad appiattire le persone a dei canoni prestabiliti e di come esse cerchino in tutte le maniere di rifuggire a tutto ciò.

Spero di essere riuscito nel mio intento.

2 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Bella domanda. Spero di rispondere al meglio. Credo audace, spiazzante e crudo.

3 – Ci racconti qualcosa del titolo?

Il titolo è un po’ articolato ed è il contenitore della stroria stessa. Ovviamente non posso entrare in dettagli altrimenti rischio di anticipare troppo. Posso però dirti (non ricordo se nel resto dell’intervista avevo già espresso questo concetto) che sono partito da lì. Come per il precedente “Manuale di fisica e buone maniere”, anche “Come eliminare la polvere e altri Brutti Pensieri” è un titolo che è parte integrante della storia, della trama.

Potrei considerarlo a tutti gli effetti un elemento orizzontale del testo, ricorrente, che si lega al lettore in continuazione, amalgamando personaggi, colpi di scena e finale, nonché il messaggio che ho cercato di veicolare. Solo alla fine si comprenderà appieno il perché di questo titolo così complesso e complicato, almeno a primo impatto, che poi viene ben svelato poco prima della conclusione.

Di opere che non sono legate al titolo stesso, di qualsiasi genere, che siano libri, film, canzoni e via dicendo, ma che hanno modificato il titolo in fase di edizione e produzione, ce ne sono a bizzeffe. In alcuni casi il titolo stesso ha creato anche un certo successo rispetto poi alla qualità del “prodotto”, in altri invece alcune titolazioni sono risultate infelici perché andavano a sminuire la qualità e distorcere le aspettative del pubblico.

Di certo quando presento un mio lavoro (anche se detta così parrebbe che la mia produzione sia sterminata, invece i miei romanzi pubblicati sono soltanto due), il mio è un pacchetto completo; testo più titolo e anche titolazione dei capitoli. Anche questi ultimi non sono modificabili in quanto funzionali alla storia stessa.

4 – Quali sono secondo te i tre elementi importanti quando si scrive un libro?

Direi che ogni persona che scrive ha un suo percorso, un modo di vedere la realtà e di restituirla, ma la restituzione al lettore a volte è complicata e magari non arriva a buon fine, o perché non si riesce a spiegarsi bene, a far arrivare il messaggio che si vorrebbe comunicare, o perché addirittura il testo resta incompiuto.

Io non mi sento uno scrittore, faccio questo per passione e nei ritagli di tempo come la quasi totalità di chi scrive e pubblica, ma forse proprio per questo posso individuare alcuni elementi fondamentali per arrivare a pubblicare con una casa editrice.

Il primo è essere sinceri con sé stessi e accettare, anzi, richiedere le critiche più crudeli e profonde al proprio testo e soprattutto passare attraverso un agente letterario. Sarà questo a indicare all’autore, sinceramente e soprattutto professionalmente, tutti i limiti tecnici e artistici.

Secondo poi, non cedere alla volontà di vedere a tutti i costi il proprio romanzo pubblicato e quindi ricorrere alle case editrici a pagamento. Ci sono centinaia di case editrici non a pagamento, anche piccole, che vaglieranno la qualità del testo. Se questo avrà possibilità di essere immesso sul mercato, allora questo avrà un valore anche artistico, perché nessun editore impegnerà le proprie risorse se non crede di poter rientrare dell’investimento, mentre una casa editrice a pagamento praticamente pubblicherà qualsiasi testo le verrà proposto.

Ultimo elemento, avere sempre e comunque in mente il finale della storia, che dovrà essere sempre legato al messaggio che si vuole comunicare. Questo perché la trama potrà cambiare, i personaggi potranno svilupparsi in maniera sorprendente e inaspettatamente ai propri progetti, ma il messaggio non dovrà mai cambiare, altrimenti si rischia di fare confusione e mollare tutto. Quindi si deve avere costanza nel riprendere sempre la trama sul contenuto, avendo il coraggio di danzare su quel filo sottile che è la trama.

5 – Come è nata la tua passione per la scrittura?

In sincerità non credo che sia nata in un momento ben preciso. Come ho sempre sostenuto, tutti noi abbiamo delle capacità che ci contraddistinguono dagli altri. Ci sono i matematici, chi ha manualità, chi invece sa scrivere, e ognuno esprime la propria personalità attraverso questa o quella peculiarità.

Io ho sempre scritto, sin da bambino. Ricordo già che alle elementari scrivevo temi lunghissimi e vere e proprie storie già suddivise in capitoli; ovviamente erano storie con personaggi infantili e trame decisamente traballanti, ma la fantasia già aveva la meglio sulla praticità.

6 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

In programma ci sono sempre libri, storie, progetti di scrivere il capolavoro del secolo, anche se poi a volte è difficile anche soltanto finire un racconto.

Lavoro e famiglia permettendo, vorrei concludere quella che credo sia una trilogia iniziata con i primi miei due romanzi, che parlano entrambi, secondo le mie intenzioni, di come le persone vengono schiacciate dalla pressione del sistema e di come esse tentino di scappare dagli standard troppo netti. Ci sto lavorando, ho già in mente la fine, il messaggio che voglio mandare e, ovviamente, ho già il titolo pronto, anche se ora è davvero presto per rivelarlo.

Spero di concludere la stesura entro il prossimo anno.

7 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Questa è una domanda con la D maiuscola. In verità non saprei. Forse dovrebbe rispondere mia moglie Marianna, ma forse è anche meglio di no. Scherzo, ovviamente.

Credo di essere ormai un quarantenne come tanti, un po’ troppo pigro e indolente. Di certo sono diventato più cinico rispetto a qualche anno fa e forse questo è un gran bene.

Sicuramente sono un uomo preoccupato di base, avendo una bambina di tre anni appena, ma credo che qualsiasi genitore sia un po’ preoccupato ventiquattro ore al giorno.

8 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

In verità ce ne sarebbero davvero tanti. Forse il più interessante riguarda la fase creativa nel senso più stretto. Il pianoforte è sempre molto presente nei miei testi e questo perché ogni volta che scrivo ascolto sempre tanti pianisti. Il mio preferito è Ludovico Einaudi.

Quando scrivo mi impongo delle ore tassative di inizio e di fine, come tanti. Inizio quindi ad ascoltare questi pezzi e non appena entro nella giusta fase creativa, quando la musica riesce e colpire tutte le sinapsi giuste, allora inizio la scrittura. Non è mai capitato una sola volta di scrivere senza musica di pianoforte nelle orecchie.

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Questa è una bellissima domanda, ma è difficile rispondere. Ci sono libri e autori ai quali sono legato perché mi hanno dato tanto in passato, ma che oggi a rileggerli mi danno quasi un po’ di fastidio. Una costante tra gioventù e oggi che ho più di quarant’anni è senz’altro Kafka (La metamorfosi e Il processo) e, per restare più leggeri, Nick Hornby (Non buttiamoci giù).

Forse però il mio preferito in assoluto resta Saramago (Cecità e Le intermittenze della morte), anche se di suo non sono riuscito a leggere ancora tutto. Leggo di tutto, anche se ora molto molto meno che in passato, causa il sempre meno tempo libero a disposizione.

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Guarda è una domanda un po’ complicata. Ti spiego, fino ai 30 anni avevo una libreria degna di nota, con tutti i libri che si possono avere da ragazzo. Poi mi sono trasferito a vivere all’estero e quella biblioteca è andata persa. Da quando mi sono stabilizzato qui a Genova, quattro anni fa, ho iniziato a rimettere in sesto quella biblioteca che era andata persa negli anni.

Davanti il mio posto di lavoro c’è una bancarella di libri usati con la cesta di occasioni a 1€. Quasi tutti i libri che oggi ho in libreria vengono da lì, da quella cesta. In due anni di libri di occasione sto cercando di ricreare la mia libreria storica, anche se ci vorrà del tempo.

L’ultimo libro comprato è stato “UTO” di Andrea de Carlo, che fa parte dei miei libri giovanili, ma che non credo leggerò più e che forse verrà buono per mia figlia quando sarà adolescente, mentre l’ultimo che ho letto è stato un “Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni” di Jared Diamond, che però ho acquistato a prezzo intero.

Grazie di aver risposto alle mie domande

Alla prossima

Gabrio