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Potete comprare tutto quello che volete, se siete magari ricchi, o potete risparmiare per poter  comprare tutto quello che volete, se siete bravi e parsimoniosi.

Ma forse non vi resta altro che sognare di poterlo fare e quindi iniziate a sperare di vincere alla bella lotteria del cazzo, qualsiasi essa sia, per poter comprare tutto quello che volete.

Quante ripetizioni, già, quante e quanto è tutto così ridondante, eh? Eppure siamo sempre tutti pronti a sorbirci sempre le stesse cose e non ce ne crucciamo più di tanto. Sempre lo stesso identico libro, lo stesso cazzo di film ogni anno, la canzone con il solito bellissimo ritornello e no, non parlo del “cazzo di film di natale”, della canzoncina creata ad hoc e del ventiseiesimo romanzo dello stesso scrittore, stessi protagonisti, stessa trama, stesso successo. Io intendo il prodotto buono,  quello originale, che si chiama “d’autore”, sempre lo stesso, sempre che sorprende, sempre che “ohhhh”. Saranno cento anni che ci sbalordiscono ogni volta con il prodotto all’avanguardia, quello che sposta l’asticella dello stupore. Il libro con il titolo che lascia a bocca aperta, il nuovo taglio sulla tela o i soldati che sparano fiori nei loro fucili disegnati sul muro di qualche casa in Inghilterra.

Ogni anno, ogni giorno, ogni prodotto che “è un po’ più meglio dell’altro” ci stupisce, già. Ma cosa dovrebbe stupirci, in verità? Questa si chiama evoluzione derivata dalla noia, mica dalla voglia di creare qualcosa di migliore per chi sta lì ad aspettare.

Il mercato dello stupore quindi (e degli Autori con la A maiuscola, che siano scrittore, cinematografari, pittori o quello che vi pare) risponde al mercato vero e proprio, quello che una volta era baratto, poi quello “tira fuori i soldi e ballo quello che vuoi” e non quello astratto, inconsapevole e benigno che immaginiamo essere quello dell’arte.
Voi credete che io (per “io” leggi qualsiasi autore che crede di aver scritto il capolavoro dell’anno) scriva libri per migliorare il mondo, per rendere le menti più lucide, per tirare fuori chissà quale verità e illuminare chissà qualche anfratto del cazzo?

No, la verità è che i tuoi soldi e i miei soldi si mescolano all’ignoranza di chi crede che la cultura, l’arte, la sovrapposizione dei destini e gli impegni del quinto per le cazzate fatte da altre persone, siano nobili scoregge dell’animo da dover santificare, accudire, sperando che quando l’arcobaleno finsice, lì ci si trovi la salvezza dell’arte e dell’artista. Ma voi ci credete davvero? Alla fine non sono altro che elementi composti dalla stessa identica materia base che implica lo stesso identico procedimento industriale: la noia, la vera regina dello spettacolo, non genera profitti.

Beh, è così.

La prossima volta che andrete a balterare in giro che quel grande scrittore, quel fenomeno di regista o quell’altro genio di cantante ha scritto-cantato-diretto il capolavoro dei capolavori, ricordatelo che l’ha fatto solo per le scimmiette, che queste non si annoino e che gli portino un po’ di soldi.

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