Quasi tre anni fa, era il lontano agosto 2014, fa scrissi il mio primo romanzo, il Manuale di fisica e buone maniere, e da allora sono riuscito a scrivere solo e soltanto un racconto per Natale, per questo Natale 2016.
Ok, ho scritto anche blog e altri scazzi personali, ma poco o nulla, contano, se non per una sana pratica onanistico-letteraria.
Oggi, maggio 2017, scopro che il Manuale, che poi è stato pubblicato solo nell’ottobre 2016, sta piacendo un po’ a tutti e questa cosa, oltre a farmi piacere sempre per la pratica letteraria di cui sopra, mi apre a tante domande.
Perché in tre anni non ho scritto altro?
La risposta c’è ed è parziale. Sono stato occupato, molto occupato. Ho cambiato tre nazioni, quattro città, ho lavorato alla pubblicazione del mio primo romanzo, mi sono sposato, ho avuto una splendida bambina, ho cercato lavoro, l’ho trovato, ho perso quel lavoro e ne sto cercando un altro, la cameretta dove volevo scrivere è occupata da un coniglio che puzza e il pc sul quale dovrei scrivere è vecchio di 15 anni e puzza anche lui, lo dico sul serio.
È tutto vero. Però c’è anche dell’altro. Ogni volta che tento di scrivere, mi blocco. Mi viene un grumo allo stomaco, mi sento le dita bloccate, il cervello che va in pappa e ho necessità di resettare tutto guardando qualche replica di Storie Maledette o qualche documentario sul Nazismo.
Non so cosa succeda. Lo intuisco, ma non posso accettare che sia la verità: forse, come i grandi artisti (e io non sono un grande, ma un artista si, lo sono, anche se minuscolo) che tirano fuori un’opera soltanto, la prima, la più bella, la migliore e poi il resto sono tutte cagate, forse anche io avevo soltanto il Manuale da tirare fuori.
Potrei scrivere una storia semplice, una trama ad hoc fluida e veloce, con un finale bello e inaspettato. Ne potrei scrivere uno all’anno di libri così. Ma io cerco altro, cerco una perfezione tutta mia e la cerco totale, come lo è stato per il benedetto Manuale.
Vorrei soltanto riuscire a capire questo. Cos’è che mi blocca? Ho finito la mia breve e (pochissimo) lucente carriera artistica?
Forse, forse sarà così. O forse una mattina mi sveglierò e in un mese vomiterò un capolavoro come “Fight Club”. Ok, non ci credo neanche io.
Questi quasi tre anni sono stati però importanti. Ho capito che non so scrivere, e l’ho capito solo dopo che il mio agente, Andrea Carnevale (col quale mi ci sono scornato più volte e per minchiate assolute) aveva corretto il Manuale e, con una gran delicatezza, non mi aveva fatto notare la mia incapacità a distinguere apici da accenti. Ah, beato ritorno d’ignoranza. (N.B. Ora lo so, e so anche come si inseriscono nel testo i caporali).
Ho capito anche che non basta saper scrivere, non basta una buona idea, non basta aver un’editore, non basta aver talento, non basta aver disciplina. No, non bastano.
Serve passione, serve soprattutto intensità e anche un po’ di fortuna. Devo forse recuperare questa passione, che per una serie di validissimi motivi (si, ok, lo sono solo per me) ho forse perso.

Una volta ritrovata, forse capirò davvero se questa avventura è già attraccata in un porto qualsiasi della mia vita, o se si trova ancora in alto mare, persa nella notte e senza radar, ma ancora da vivere.
Oggi piove qui a Genova e forse mi metto a scrivere ancora.
Un saluto a tutti
Daniele