Scrivere un libro non è difficile. Si apre un PC (chi è un tradizionalista si compra una penna nuova e un bel quadernone monocromo), ci si siede a una scrivania e si inizia a mettere giù una parola dietro l’altra, fino alla “Fine”.
Non è questo il problema; o si ha dentro, o non si ha.
 
Quando si è finito di scrivere, però, inizia il percorso più complicato. Si deve trovare un editore.
Se il “prodotto” è buono, allora si firma un contratto e si va in stampa.
Se invece non lo è, con un po’ di umiltà, si prende e il libro si piazza dentro quel proverbiale cassetto e lì si lascia, e tutto il dolore e la delusione, pian piano, svaniscono. Molto piano, però.
 
Quando va tutto bene, il libro poi viene pubblicato e immesso sul mercato.
Se sei esordiente, però, il mercato è un po’ come un’autostrada dove tu sei su un triciclo, e il resto, librai, distributori, commessi ignoranti delle librerie e lettori confusi dai cinquecento romanzi nuovissimi bellissimi che devi leggere per forza, sono tutti gommati con cingoli e tutti guidano un carro armato
 
Diventa difficile a volte essere sempre ottimista, spingere ogni giorno per vendere una copia in più, due copie in più, incontrare le persone e convincerle che quello è un buon libro, che vale la pena leggerlo.
 
A volte il morale va giù, le energie spariscono, gli stimoli si assentano e ti rendi conto che le tue 300 copie vendute in poco più di un mese, sudata una per una, più di quanto dorebbe esserlo, sono meno di una goccia nel mare.
Sono atomi di un universo troppo grande per le tue poche copie.
 
Questi momenti passeranno, forse, ma se sei così convinto che la tua storia sia davvero bella, che sia buona, allora diventa tutto molto complicato.
 
La cultura è sul mercato, un tanto all’etto, tanti etti, tante pagine.
 
Oggi è così, e ci fermiamo a queste 300 copie.
Domani sarà lunedì e si vedrà, forse torneremo a lottare centimetro per centimetro, copia su copia.
 
O forse anche domani andrà bene così.
 
Un saluto,
Daniele