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57 è un numero come tanti. “Il silenzio. Pace e quiete nell’universo. L’ombra ha il sopravvento: cala il suo mantello su tutte le cose.” E’ la Cabala. Pace e quiete, l’ombra che cala il sopravvento su tutto.

E’ pace, ma anche oscurità, fine, ciao. Già, fine. Mia madre è morta a 57 anni, l’universo se l’è ripresa e i suoi atomi sono tornati ad essere disponibili per essere ricomposti in chissà quale futuro. Niente di religioso, no, niente. E’ semplicemente lo stato delle cose.

Un 18 novembre di questa vita qui, di un anno già vissuto in questa vita qui, in un mercoledì sempre già vissuto sempre in questa vita qui, mia madre ha lasciato al caso quello che il mio equilibrio era: precario.

E’ stato un giorno di ordinaria follia, quello. Mi avvicinavo ad un appuntamento non previsto, non annunciato, con problemi di lavoro, di stabilità; la crisi del 2008 aveva colpito duramente speranze e portafogli di tanti e io ero uno di quei tanti.

Mi chiamò poco prima di fondersi con l’universo. Sempre gentile, sorridente, sempre rassicurante. “Ma io sto bene, stai tranquillo”. Una bugia colma d’amore. Lo sapeva. Lo sapevamo.

Solo che non credevo che fosse proprio quel 18 novembre, quel mercoledì di quell’anno già vissuti una volta in questa vita.

Si chiudeva un periodo di confusione e si apriva il caos più totale, 7 anni fa. Oggi il caos non c’è più, non c’è nemmeno confusione. C’è incertezza, ma c’è quella strada di cui vi ho già. Una famiglia, mia figlia, mia moglie. E allora sono occhi che non potrà mai vedere, che avrebbe amato più di se stessa. Ma è così che vanno le cose. Basta imparare a gestirle, a vedere oltre, a resettare le aspettative e reimpostare il navigatore.

Ma come si fa a gestire la morte di una madre? Come si può accettare la morte di un essere umano che ami, che svanisce a soli 57 anni? Non si può. Tutte cazzate. Tutte cazzate. Davvero, tutte cazzate.

E’ così. Il dolore non passa mai. Inutile dare false illusioni. Però inizia un percorso fatto di nostalgia, di riflessione e di analisi. Non c’è rancore, non c’è rammarico. C’è solo che ogni tanto la chiamo per sbaglio, cerco il suo numero sulla rubrica, c’è che è nata Nikita e la prima cosa che mi è venuta in mente è stato di mandarle una sua foto.

E non è pena, non è solo per farvi provare compassione. No, sorridete mentre leggete, perchè è così. Quasi comico, direi.

Sette anni fa il cuore di mia madre prendeva una decisione importante: è tutto finito. Ciao. Ed era vero; però iniziava un nuovo tempo. Avevo 30 anni e un casino assoluto nella mia vita. Da quel 18 novembre tutto andò sempre peggio. Però sono nato di nuovo, dopo la sua morte. Me ne sono accorto solo da poco, quando nel mio tempo è entrata finalmente la vita, quella vera.

Oggi c’è qualche atomo che viaggia alla velocità della luce, in circolo su questa terra, nell’atmosfera, magari è già arrivato da un bel po’ di tempo oltre fascia di Kuiper e chissà dov’è diretto adesso.

Quell’atomo è parte di me e sta viaggiando con tutti noi.

Ciao Ma’, fa’ buon viaggio