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ho fumato, era una notte, una vita fa.

proprio dove immaginavo, accadde. sono polvere e vento a prendere le decisioni.

vivo dove voglio, non esisto dove vorrei.

come vorrei dire e non riesco invece. che fare.

abbracciami e baciami, li, dove mi immaginavo, dove mi scaldavi quel fazzoletto bianco che mi infilavo in tasca e faceva freddo, e non volevo andare, non volevo uscire. volevo tornare sempre, ma non avevo mai il coraggio di uscire.

una sciarpa e un cappello, punte di goliardia e amore, fede e urla strozzate in gola.

sono disegni e cartoni animati, sono musica e parole.

è quel libro che leggevi, che guardavo sospettoso, che amavi spiegazzare sotto i ricordi.

sono mesi che non esce il sole, e cado e sono punti di sutura. arriva marzo, arrivano dolci, dolci le tue mani, sorrisi da poter scegliere, due, tre. ora non sono che foto umide in una valigia, dentro un contenitore per polvere. si, quella polvere che il vento si porta via.

sono anche io polvere, una promessa, cenere e fumo, fuoco e difficile scegliere.

dicevi che vivere è facile, basta ridere.

basta ridere.

sei presente. la nostalgia, non posso utilizzare fantasia se la realtà torna sempre prepotentemente a presentare conti che non ho mai chiesto.

poi sono soldi sul comodino e filo del telefono. sei viva, e energia, e passi, e un treno di un giorno di aprile.

tu, la tua poltrona e il tuo capodanno solo con la tua bottiglia di spumante ancora da aprire. un sonno incontrollabile.

i tuoi occhi stanchi, le tue novità, la tua forza, i tuoi figli.

le tue speranze.

i miei dubbi.

vedo questo.

vedo solo questo.

ho guardato troppo, troppo dove non dovevo guardare, poco dove era necessario che invece facessi.

e poi sono iniziato a sbocciare.

ma tutto era indicativo. erano bombe che esplodevano, deflagravano, rendevano un diamante inadatto alla vetrina che avevamo allestito.

non c’e’ una canzone tra quelle che mi facevi sentire che puo’ descrivere quello che provo.

vogliamo farci male, e settembre appare come un arrivederci mascherato da un non tornerò.

senza auto, senza controllo, senza dire nulla.

non siete più il centro.

io mi dirigo verso il vertice di una strana piramide, bidimensionale, senza altezza, infinitamente spessa, inutilmente densa.

vivi con me, sette anni a vivere, a morire, a scoprire qualcosa che poi era già conosciuto.

e io mi persi.

sentivo il rumore di fondo sempre maggiore.

era altro vento e ancora altra polvere.

e poi andare via, tornare e nessun codice, nessuna parola d’ordine, nessuna possibilità di decifrare.

partimmo. amammo. salutammo un autogrill.

quel fondo di rumore, ancora.

e poi quelle scale, tante risposte a nessuna domanda.

e via per l’ultimo viaggio.

ancora quella sensazione, quel rumore di fondamentale importanza.

tutto si ferma.

evapora.

si deposita.

finiamola con le cazzate.

e’ bello aver provato, niente di più

prova ancora a stupirti.

vola ancora una volta, dritto il tuo futuro, e’ accanto al tuo passato.

non accadde più nulla.

c’e’ un pianoforte nelle mie espressioni.

c’e’ una chitarra nelle mie mani, una batteria nei miei tempi.

sono rumori di fondo.

niente di più.

sono chilogrammi di decisioni prese.

e poi mi ritrovai. E iniziai a respirare un po’