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Ora vivo ad Atlantide, in California e ancora nel terzo raggio e poi mi rendo conto che non riesco proprio, proprio no, e che queste melodie e note stridono troppo, nonostante gli accordi tutti in maggiore e i quattroquarti che riempono l’aria di casa.

Soltanto che è un’altra casa, un’altra piazza e c’è una strada più larga, già ampiamente percorsa e ti rendi conto che poi ne resta poca da. E ancora, è diverso il modo di parlare e pensare, come se non lo avessi saputo, e hai voglia a dire che mi manchi, che mi mancate, che alla fine mento solo a me stesso a dire che ora è tutto più facile, che ora sono padrone della mia e che poi gli ultimi tempi siete stati felici e che. E che?

Sono cosciente che questa chitarra, questo riff che ascoltavamo insieme, ora non ha più senso. E stona nella sua perfezione, stonano le note giuste, stonano su questi ricordi difficili, duri, che proprio stagnano, non si smuovono di un millimetro e che sbiadiscono.

È solo elettricità; nulla più. È polvere, vapore, musica, e non ci sei, nemmeno tu. Non ci siete e ogni giorno è sempre più difficile assicurarsi un posto nella memoria. Non riesco proprio a darmi pacche sulle spalle, e poi ci sei tu, che sei volata via, bene, si, davvero, ma sai che c’è? Che ho rabbia perché non ho provato pena per me stesso, ‘ché non mi sono mai veramente perdonato per qualcosa che non ho nemmeno commesso.

Ma tu sei qualcosa meno di quella polvere, di quel vapore; sei una fermata di un tram di periferia, sei come un finestrino aperto in piena autostrada quando vola via un foglio bianco, vuoto o con qualche annotazione poco importante.

Resto io e restano i ricordi, e restano alcuni centimetri cemento dove ho lasciato la mia pelle e poco altro ancora. E la domanda è se poi ce la farai e se ne vale la pena; e tu non dire di “si”, proprio tu, non dire “si” solo perché la logica cristiana televisiva ti ha detto che è giusto così, ma pensa prima, pensa; se c’è un’eutanasia del corpo, perché non si può volerne una dell’anima?

Adesso vivo ad Atlantide, in California, nel terzo raggio e sto volando sul cielo di Napoli. E non c’è connessione, quassù