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​L’uomo elefante fa spettacolo. Sono terrore e curiosità insieme, sono paura e pena mescolate. L’uomo elefante è cosciente di quale orrore sia, dei sentimenti che realmente provoca in chi lo guarda.

“Poveretto”, dice qualcuno. “Che schifo”, dicono altri. “Tutto qui?”, dicono i più.

Lui ascoltava divertito, una volta; poi si è stancato. Ora beve una coca e sospira un paio di ricordi. Sono i ricordi che ha scelto dal mazzo. Uno è pieno di sua madre, che lo amava nonostante tutto; l’altro è di quella ballerina con i capelli verdi, che fuggì perchè non seppe immaginare.

L’uomo elefante vive e sogna, come tutti, e come tutti ride di una battuta sconcia o di un vecchio che inciampa e cade.

Come tutti, del resto, ha un cesso dove si libera, ha un cuscino dove appena inizia la notte vi deposita certe strane idee. Come tutti gli uomini ha una donna in mente e come tutte le donne ha una virtù importante, che non rivela mai.

Non è così diverso da tutti gli altri, questo scherzo della natura, e anche se ha un braccio in meno e un occhio in più, respira proprio come tutti quanti, se ci pensate bene.

Cammina, l’uomo elefante, cammina e cammina ancora. Va, e immagina di saltellare, mentre invece si strascica nel mondo. E ancora un passo e  poi un altro. Perchè un metro che lui percorre sono due dei loro, di quelli che gli dicono “Poveretto”.

Non è un buono e nemmeno una vittima. Lui lo sa. Finge di esserlo perchè avrà più mance e più pane per ingrassare. Non è nemmeno cattivo, questo uomo elefante. Egli vive e osserva, qualche volta prende e va. 

La sua storia inizia qui.

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