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e poi camminare, ed è: plastica e cemento, porfido, asfalto, gomme da masticare, sputi e merda di cane.

semafori rossi e nuvole rosa, automobili vecchie e nuove strade, figli di puttana, santi e vecchi amici che così, come per caso, poi non incontri più.

sono virgole e punti interrogativi, contorni per quelle risposte, quelle risposte sbagliate accompagnate da nessuna domanda, o almeno non da quelle giuste, e sono fluidi, ossigeno, pioggia e ventri di animali appesi ad una vetrina, in vendita come quelle anime di cui noi.

sono verità nascoste dietro un vetro, trasparire di umori e vecchi giornali con le tue fotografie.

sono verità accessibili, le trovi sotto il bancone, dentro un camerino, nel taschino di un camice di un medico di provincia, in una giacca, nel nodo di una cravatta.

e poi è musica sparsa ed è una metropolitana, e sono taxi e anni e minuti persi a camminare, secondi pieni di corsa e affanno e, forse, mani fredde. il tempo, già, perchè camminare è tempo, si, e no, non è certo spazio quando lo si fa in tondo, in circolo. sono quei minuti, e quei secondi e quegli anni che si consumano un passo alla volta.

va tutto bene, davvero.

no, non credo al destino, ma alla direzione che diamo agli eventi, e la direzione è: freddo.

ma chi te l’ha detto? respira, ragiona, vivi. cambia. grazie, lo so.

bene, un passo, un altro.

sono in perifieria, ora. e la mia storia dov’è? chi sa, parli.

camminare, è tempo di camminare, questo. è ricerca di tempo e di strada. ed è qualcosa che va oltre. è un biglietto della lotteria o quello di un treno.non fa differenza.

è una scommessa, qualunque sia la giocata.