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mordere, masticare, sputare, inghiottire. e digerire.

sono radici, nere, dure e congelate quelle che stai divorando, che hai ordinato à la carte, in questa mensa dei poveri dove servono caviale e vento d’annata e dove non puoi entrare se non sei innamorato.

e tutto questo è arte, ed è.

e tutto questo è quanto potevi offrire, ne’ un centimetro in più, ne’ uno in meno. riduci te stessa, ancora un po’, come ho fatto io, si’ da entrare dentro questa fossa elegantemente arredata, che io stesso ho scavato con le tue belle posate d’oro massiccio placcate di ruggine.

è arte (sai?) quella che hai comprato in quel mercatino d’inverno che hai montato nel tuo boudoir, dove sei sei andata per rabboccare le tue tasche di quello sbiancante per il coraggio; ma è un mondo andato, è essere fuori tempo, è essere sempre sotto processo, è essere dentro questo schermo di cotone, che si ritira sempre un po’ di piu’, ad ogni pioggia ed ogni lacrima.

non esistono mondi sbagliati, nemmeno un po’, questo deve essere chiaro. esistono stanze fredde, buie, umide, in questi mondi sbagliati, ma si possono scaldare, illuminare, asciugare.

è vita (sai?), e io sono fuori tempo, ormai, sono andato a cercare dei secondi avanzati dalla mia scatola, ma non ne ho trovato neanche uno. tu nei hai trovato qualcuno?

sai, dice che loro abbaiano e mordono e che lasciano il tempo che trovano. ma no, non è vero, anzi, distruggono, corrodono e limano. se mi cercherai, ci sarò, ma mi troverai in un mondo giusto e no, non sarò mai in quello sbagliato