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Respiri lontano, ora, respiri nebbia e cortesia, freddo e pulizia, un viaggio in comune, questo, adatto alle tue fragili gambe, che non sanno camminare, ma solo correre e inciampare.

Chissá se pensi, a volte, a quel duemilasette, se sia stato poi cosí inopportuno e se vincere fu davvero cosí sbagliato. Siamo qui oggi, i nostri due mondi, cosi netti e separati.

Dicono che il tuo esista davvero, e chissá allora se ci stai vivendo, o morendo ancora un po’, a te che nemmeno ci credevi piú di tanto.

Sono buche e traversine, quelle che senti nelle tue ossa. É veleno, quello che ti entra nei polmoni. Siamo vivi, ancora un po’, qualche minuto o forse anni, ancora, o secoli, magari.

 

É la vostra ode, questa, di voi assenti, che mi avete lasciato, che ho lasciato, che ho dimenticato, che tormentate i miei ricordi e gli incubi che mi svegliano ancora oggi, nonostante i miei quasi 100 anni, nonostante viviate ormai sotto i ponti della memoria.

É la tua ode, quindi, che m’hai rubato amore e capelli e sei andata via, dove pisciano i cani, lassú, dove il lago diventa mare.

Ed é la tua, di ode, che non avevi nulla per cui morire, ma che sei morta per tutto quello che non hai saputo sopportare, amando tutto quello che non dovevi amare. La tua assenza, le nostre parole.

La tua, di ode, é per le lacrime che non ho versato, con le pacche sulle spalle, i nostri due colori e le risate di notte, pasta al forno e sigarette fumate. La tua assenza, il tuo sorriso.

 

C’é chi non é mai tornato, chi non ha ritrovato la strada. Chi non ha voluto, nonostante avessi implorato, o chi ha bussato ore ed ore, senza peró mai trovarmi dietro quella porta.

É un bel mondo, questo, dove gli assenti non si dimenticano, dove i ricordi si archiviano, dove le stagion si confondono. É un vivere leggero, sereno.

É vivere senza di voi, senza il peso di dire, si, io c’ero, io ho fatto, ho detto. io. io io.

Io vi ricorderó. Anche se non ce ne sará bisogno.