cantava le canzoni di de gregori, ma seguiva anche MTV e conosceva canzoni che erano nelle hit da poco, di cui io non sospettavo nemmeno l’esistenza.

adorava le canzoni sul “sociale”; una delle ultime che ha amato era “pensa” di fabrizio moro e “carne umana a colazione” di degregori.

sorrideva a viso aperto e aveva sempre un timido modo di chiedere le cose, anche a me, e quando entrava in camera o in casa chiedeva permesso per due volte. a volte mi abbracciava con incertezza, quasi a non volermi disturbare troppo, e io le dicevo “dai ma’, e fammi un abbraccio serio” e allora le scappava un risolino e mi abbracciava stretto.

adorava gli animali, in qualsiasi forma. gli scarafaggi li prendeva e li tirava fuori da casa

ci sentivamo ogni giorno. aveva sofferto molto nella vita, e ora che mi ero allontanato da lei venendo a vivere in spagna, giustificavo le sue chiamate giornaliere con “le serve, a me non costa niente e lei è felice”, ma servivano tanto anche a me; se per qualche motivo ritardava di un’oretta la sua chiamata “tanto per i soliti saluti, niente di che” allora mi preoccupavo e la chiamavo, anche fosse stata mezzanotte.

mi preparava le sue ricette semplici ma buonissime; non era una grande cuoca, glielo dicevo sempre e lei ci sorrideva su. lo sapeva ma quando mi cucinava le polpette al sugo sapeva che avrei apprezzato, tanto da mangiarne oltre il dovuto.

era una donna semplice, mia madre, aveva fatto tutto per non essere infelice, scappando da realtà scomode e dure, sbagliando, pagando fino all’ultimo i suoi errori, tutti, e anche di più, molto di più, ma non era riuscita ad esserlo fino in fondo.

aveva un modo dolcissimo di fare, di dire le cose, di entrare in una discussione, di guardarti e di sorridere; era dolcissima, ma in fondo agli occhi, se la guardavi bene, era depositato un fondo di tristezza velata. gli ultimi mesi della sua vita sono stati sereni, felici, o almeno lo sono stati molto più di quanto non lo siano stati in passato.

a volte la rimproveravo di essere troppo legata al passato e di voler fuggire dalla realtà, ma alla fine ha avuto ragione su tutto quello che è accaduto.

mia madre ha sofferto molto, io ho tentato di essere un buon figlio. ci sono riuscito negli ultimi anni.

l’ho seguita sempre, l’ho amata come mi veniva naturale, e sapevo che anche lei mi amava. parlavamo di tutto, davvero non c’erano segreti tra noi, sapeva ogni cosa

aveva il fiuto che ogni madre ha, e dopo pochi secondi di chiamata sapeva se stavo simulando una tranquillità solo per non farla preoccupare di qualche problema quotidiano.

l’ho amata, davvero tanto.

l’ho vissuta molto, non ho rimpianti, non c’era nulla da dovermi fare perdonare, e quindi proprio per questo il dolore di ora è puro, non inquinato da nulla di sospeso.

è un dolore illogico, un dolore acuto, greve allo stesso tempo.

un dolore che si ripete più volte al giorno, che l’altro giorno l’ho chiamata per dirle una cosa e la voce “tim, messaggio gratuito” mi ha violentemente riportato alla realtà…

era una donna dolce mia madre. era mia madre, era buona. provava rancore per certe situazioni, ma stando a quello che diceva, si sarebbe aggiustato tutto…

parlavamo spesso di morte, sapeva che il suo cuore non l’avrebbe portata a 80 anni, ma, dio, non a soli 57…

la vita va avanti, è vero, e sarà piena di gioia e soddisfazioni, ma mi mancherà sempre, mi mancherà raccontarle quello che mi accade, quello che succede, i miei errori e i miei successi. sarà un vuoto per sempre.

questa era mia madre, o comunque, è un briciolo di quello che sono riuscito a comprendere di lei.